Le lapidi della Cattedrale di Oristano che pochi notano
Introduzione
L'attenzione dei visitatori si concentra spesso sugli altari, sulle cappelle e sulle opere d'arte. Tuttavia, sotto i nostri piedi e lungo le pareti della chiesa si conservano le tracce di uomini che hanno segnato la storia religiosa e civile della città.
Molte di queste lapidi passano oggi inosservate. Alcune sono consumate dal tempo, altre sono scritte in latino e risultano difficili da comprendere. Eppure raccontano vite straordinarie: arcivescovi, canonici, benefattori e studiosi che operarono ad Oristano tra il Settecento e l'Ottocento.
Ho fotografato alcune di queste sepolture e ho provato a ricostruirne la storia.
1. Aloisio Emanuele De Carretto (†1772)
Tra le lapidi più importanti presenti nella Cattedrale vi è quella di Aloisio Emanuele De Carretto, Arcivescovo Arborense e Vescovo di Usellus.
La lastra, oggi molto consumata, conserva ancora lo stemma episcopale e il ricordo della sua morte avvenuta nel 1772. Monsignor del Carretto individua in Damiano Nurra l'uomo giusto. Nel 1749 ottiene l'entrata nella nobiltà insieme alla gestione della Tappa di insinuazione, archivio dei documenti notarili del distretto di Oristano. Subito dopo nasce il progetto di ascesa nella nobiltà feudale.
Nurra accompagna l'Arcivescovo a Torino e qui viene conclusa la trattativa che porta nel 1767 alla vendita da parte della corona delle rendite del Marchesato, con l'aggiunta del titolo di marchese d'Arcais. Osservando oggi la sua lapide è difficile immaginare che dietro quel marmo consumato si nasconda uno dei protagonisti della Oristano settecentesca.
La lasta conserva ancora:
- Scudo bandato / sbarrato (i Del Carretto)
- Corona di marchese sopra
- Cappello prelatizio con fiocchi ai lati (galero da arcivescovo)
- Due ali ai lati dello scudo e pastorale
2. Aloisio Thola (circa 1744-1829)
Originario di Solorussa, fu canonico dell'Arcidiocesi Arborense. La sua lapide ricorda una lunga vita dedicata alla Chiesa e alle opere di beneficenza. Morì nel 1829 all'età di 85 anni. Un dettaglio interessante è che fu contemporaneo sia di Damiano Nurra sia di Aloisio Emanuele De Carretto. Quando il Marchese d'Arcais morì nel 1790, Aloisio Thola aveva già circa 46 anni.
Fu un grande benefattore di Oristano. Non era nobile, era un prete di Solarussa diventato canonico a 80 anni. Alla morte ha lasciato TUTTO alla Cattedrale, fondando la cappella di Sant'Aloisio Gonzaga in Cattedrale.
L'ha pagata lui perché gli costruissero una "nova aedicula" nuova di zecca dedicata al suo santo patrono. Data di morte: 18 novembre 1819, venne traslato quando la cappella è stata finita (testamento del 1826). Prima era nel sepolcro comune. Lasciò vari lasciti sociali: poveri, ospedale pubblico, seminario, monache, parrocchia di Nuraxinieddu. Un vero welfare dell'epoca.
3. Antonio Soggiu Puddu (circa 1803-1878)
Originario di Ghilarza, viene ricordato come uomo di cultura, educatore dei giovani e benefattore dei poveri.
La sua lapide conserva una frase particolarmente suggestiva:
In memoria aeterna erit justus
"Il giusto sarà nella memoria eterna."
Morì nel 1878 e il monumento eretto in suo onore testimonia il grande rispetto che il clero e la popolazione nutrivano nei suoi confronti.
4. Lo stemma misterioso del Battistero
Nel Battistero della Cattedrale si conserva uno stemma ormai fortemente consumato dal tempo.
Alcuni studiosi ritengono che quest'area possa conservare sepolture collegate alla famiglia giudicale degli Arborea.
Non esistono certezze definitive, ma la presenza dello stemma e la particolare posizione all'interno della Cattedrale continuano ad alimentare il dibattito storico.
5. La lastra dimenticata vicino alle panche
Tra i dettagli più curiosi vi è una grande lastra pavimentale dotata di elementi metallici che sembrano predisposti per l'apertura. La sua funzione originale resta ancora da chiarire. La maggior parte dei visitatori probabilmente vi passa sopra senza accorgersene.
Eppure a me ricorda proprio il simbolo degli Arborea! Il fatto che sia nel pavimento, sotto le panche, e non in una cappella è la cosa più importante: non è una decorazione del 1700.
Le panche sono moderne, ma la lastra sotto è medievale reimpiegata nel pavimento barocco del 1730-1745. Quando hanno rifatto la Cattedrale, hanno preso le tombe del transetto gotico del 1348 - quello di Mariano IV, Ugone III ed Eleonora - e le hanno usate come lastre di pavimento.
Questa è una di quelle .Il formato è quello di una tomba a lastra pavimentale: scudo sagomato con l'arma al centro, nessuna iscrizione visibile perché è consumata dal passaggio. È proprio questo il fascino delle antiche cattedrali: ogni pietra può conservare una storia dimenticata.
Conclusione
Le lapidi della Cattedrale non raccontano soltanto la storia della Chiesa. Raccontano la storia di una città.
Dietro ogni iscrizione consumata dal tempo si nasconde una vita, un ruolo, una famiglia, una rete di relazioni che ha contribuito a costruire la Oristano che conosciamo oggi.
Forse la vera storia non si trova solamente nei libri, ma anche nelle pietre che continuiamo a calpestare senza guardare. 📜⛪🌿






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