È Festa - Fabio Concato: Un Inno alla Vita


Proprio in questo momento sto ascoltando È festa di Fabio Concato, e come capita con tante sue canzoni, sento il bisogno di fermarmi e mettere nero su bianco l’emozione che mi regala questo brano. È una canzone soave, quasi intima, sussurrata più che cantata, eppure ha quella capacità – tipica del miglior Concato – di aprire cassetti della memoria e far riaffiorare ricordi indelebili, come se fossero accaduti ieri.
Siamo nel 1992, album In viaggio: un disco maturo, raccolto, pieno di viaggi interiori e di sguardi teneri sulla vita quotidiana. È festa è una telefonata immaginaria, un pensiero che vola verso qualcuno che manca, trasformando un mattino qualunque in qualcosa di speciale.
Tu dove sarai, in questo istante mentre canto cosa fai? Stai preparandoti un caffè con gli occhi chiusi:
sarà la primavera e non ti svegli mai…
E poi arriva lei, la strofa che mi spacca il cuore ogni volta:
Invece io che sono un grillo su questo piccolo giardino sopra il mare mi son svegliato così presto, mi mancavi. E più ti penso e più vien voglia di cantare…
È poesia allo stato puro, un inno alla vita nella sua forma più semplice e vera. Che immagine incredibile: un giardinetto minuscolo, con pochi fiori coraggiosi, e pochi metri più in là il mare. Quel mare che in autunno e in inverno regala una pace profonda, quasi irreale – il rumore delle onde che copre tutto, il vento fresco che porta via i pensieri pesanti, il grigio del cielo che fa risaltare ancora di più i colori tenui dei fiori.
Io mi vedo lì, sveglio prestissimo, con il caffè in mano e un vuoto nel petto che si chiama “mi mancavi”. E Concato lo dice con quella leggerezza che nasconde una tenerezza immensa: non c’è dramma, non c’è tragedia. C’è solo la mancanza che diventa canto, che diventa voglia di vivere di più.
È proprio questo il genio di Concato: prendere emozioni normalissime – la sveglia troppo presto, il pensiero fisso su una persona lontana, il profumo di caffè – e trasformarle in qualcosa di universale, di poetico, senza mai cadere nel melodrammatico. È festa non parla di grandi dichiarazioni o di gesti eclatanti: parla di presenza.
Basta immaginare l’altra persona (che magari sta ancora dormendo con gli occhi chiusi sul caffè), e improvvisamente è già festa. Oggi non lavoro, metto una maglia fresca, quel profumo che ti piace… vengo da te.
Riascoltandola oggi, nel 2026, mi colpisce ancora di più. In un mondo che corre velocissimo, pieno di distrazioni e di “momenti perfetti” costruiti per forza, questa canzone mi ricorda che la vera gioia sta nelle cose piccole: un messaggio mandato al mattino presto, un pensiero che fa cantare, un giardino sopra il mare dove sentirsi grillo felice nonostante tutto.
Quante volte mi è successo? Quante mattine mi sono svegliato con un “mi mancavi” in gola, e poi ho sorriso pensando a qualcuno, e la giornata è cambiata colore? Concato lo sa: l’amore non è un evento straordinario. È una presenza costante, un filo invisibile che lega due vite anche quando sono distanti. E quando c’è, anche il martedì più grigio diventa primavera.
Se stai leggendo e in questo momento hai nelle cuffie proprio È festa, fermati un attimo. Chiudi gli occhi. Pensa a quel giardino sopra il mare. E dimmi nei commenti: anche a te fa riaffiorare un ricordo preciso? Ti viene voglia di mandare un messaggio a qualcuno solo per dire “ehi, mi manchi”?
Perché alla fine, come dice Fabio, più ti penso e più vien voglia di cantare. E quando c’è qualcuno che ti fa cantare… beh, è già festa. Buon ascolto, e buona nostalgia dolce.
(Fabio Concato – È festa, dall’album In viaggio, 1992. Trovi il brano su Spotify, YouTube o dove preferisci – metti play e lasciati trasportare.)

Commenti

Post popolari in questo blog

Ottima vacanza Destinazione: Bangkok

Le 10 peggiori maschere di Halloween che ti faranno ridere

Pasqua in Australia e in Nuova Zelanda: come si festeggia